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Il Pinscher assassino

Ci assale!!! Morde!!! Non ci permette di muoverci in casa, ci aggredisce mordendoci le caviglie, abbaia appena ci muoviamo, ci impedisce di vivere!

di Dottor Alberto Franchi

Mi telefona una ragazza, in apprensione per il suo piccolo cane. O meglio: per se stessa e per la sua famiglia, come scopro in seguito.
L’accento tradisce la provenienza da una città diversa dalla mia: cliente da trattare con rispetto, dato che si accolla un lungo tragitto per venire a farmi visitare il cane.

CLIENTE: Ecco qui il mio cagnolino cannibale!

Mica male come esordio, penso, mentre osservo un bellissimo Pinscher nano che pesa molto meno di un gatto. Il cane, comprato dalla ragazza, non ha ancora un anno ed è talmente iroso che riusciamo a comunicare solamente urlando.

CLIENTE: Me lo sono comprato in un periodo della mia vita un po’ strano: ho terminato l’università, ma fatico a trovare il primo impiego. Mi serviva un po’ di compagnia, un po’ di calore, ma… altro che calore! In casa facciamo allenamento fuggendo dai suoi morsi tutto il giorno. Un “riscaldamento” diverso da quello che desideravo, non le pare?
Finché mi parla si gira verso il cane chiedendogli con tutto l’affetto e la dolcezza possibili di stare buono.

DOTT. FRANCHI: Beh, sì! Mai affrontato prima di venire qui da me questo problema?

CLIENTE: Eccome no! Mi sono affidata ad una sedicente comportamentista, una educatrice-psicologa laureata in Francia…

La blocco, perché ho già sentito nominare tale persona, ma soprattutto ho potuto confrontarmi con alcuni dei suoi clamorosi errori rieducativi.

DOTT. FRANCHI: I risultati non mi sembrano notevoli… Come si comporta il suo canino, oltre ad impedire la serena conversazione domestica?

CLIENTE: Cosa fa? Ci assale!!! Morde!!! Non ci permette di muoverci in casa, ci aggredisce mordendoci le caviglie, abbaia appena muoviamo un braccio dal tavolo. Ci impedisce di vivere!

Così dicendo la ragazza cerca continuamente di placare il cane suggerendogli da stare buono e zitto, con il solo risultato di incrementare il suo abbaiare.

Pinscher aggressivo

DOTT. FRANCHI: Meno male che non ha acquistato un cane di taglia maggiore! I guai sarebbero stati di entità ben maggiore. Forse ora è meglio che sistemiamo la belva in sala degenza, in modo da poterci parlare più comodamente! Chi si occupa del cane in famiglia e in che modo?

CLIENTE: Io. Nel modo in cui lui vuole. Gli fornisco il cibo quando me lo chiede, lo posso accarezzare solo quando lui lo vuole, lo porto fuori, con grandi problemi di condotta al guinzaglio, quando mi segnala che desidera uscire. Altrimenti devo starmene alla larga e fare attenzione ai suoi attacchi. Sono sfinita e demotivata. Ma gli voglio bene, voglio sistemare questa situazione!

Comincia in questo modo il percorso terapeutico per risolvere questa sintomatologia.
Dopo un’accurata anamnesi risulta che il cane presenta una chiara aggressività da dominanza, destinata a manifestarsi in modo maggiore non appena esso raggiungerà la maturità sessuale e poi quella sociale. Dobbiamo partire subito, non ci resta molto tempo dato che la mia terapia presumo dovrà durare per 5 o 6 mesi.
Per questo motivo e per limitare le aggressioni ai famigliari scelgo di prescrivere un farmaco che riduca la aggressività del cane. Non un ansiolitico, che riducendo l’inibizione del cane, aumenterebbe la sua predisposizione all’attacco, bensì un tranquillante che riduca la sua aggressività.
Parimenti iniziamo un percorso che abbia come fine quello di indurre il cane a ritenersi un “gradito ospite” nella famiglia e non il referente (membro alfa – capobranco – leader).

CLIENTE: Dopo questa prima settimana il mio Thor ha iniziato ad alimentarsi secondo i ritmi che lei mi ha suggerito e noi in famiglia non diamo più retta alle sue richieste di cibo. Per fortuna, o grazie al farmaco che somministriamo, ha di molto ridotto i suoi attacchi e noi stessi ci sentiamo maggiormente a nostro agio.

DOTT. FRANCHI: Bene, molto bene, così pure potrete seguire con meno apprensione il programma che via, via svilupperemo insieme.

Anche in questa seconda seduta il cane viene allontanato dal nucleo di discussione.

DOTT. FRANCHI: La scorsa volta lei, chiedendo al cane di starsene buono commetteva un grande errore di comunicazione: per prima cosa dava retta al canino e questo aumentava il suo “ego”, poi dava modo di recepire la parola "buono", "bravo" proprio nel momento il cui esso non lo era. Quindi rinforzava due volte il suo comportamento inappropriato.

CLIENTE: La signora “educatrice” mi ha insegnato a togliere ripetutamente la ciotola a Thor mentre mangiava: continuo così?

DOTT. FRANCHI: No, la prego, non impieghiamo né violenza, né abusi sul cane: questo gesto non sottolinea dominanza da parte del proprietario, ma è solo un disturbare la tranquilla assunzione del cibo. A lei piacerebbe che qualcuno le togliesse il piatto dal tavolo mentre mangia? Allora non facciamolo al cane! Ci cono altri modi, ben più accorti psicologicamente per indurre alla deferenza un cane.

CLIENTE: Deferenza?

DOTT. FRANCHI: Ci arriviamo ora: per protocollo alla deferenza intendo una serie di comportamenti miranti a indurre il cane a stimare, amare, rispettare, il proprietario, a reputarlo, quale deve essere, il proprio referente. Ad avere fiducia in lui e ad adeguare alla sua conduzione. Il proprietario diventa colui che veglia su tutti i suoi fabbisogni biologici, sociali, ambientali del cane e glielo dimostra con determinazione.

CLIENTE: Chiaro.

DOTT. FRANCHI: Ogni volta che il suo cane abbaia, lo fa perché ritiene suo compito, suo dovere farlo, dato che si ritiene il referente del vostro gruppo sociale. Con alcuni stratagemmi comportamentali tenderò a variare il vostro rapporto con il cane, in modo da indurlo a ritenere voi il suo referente, quindi a non aver più il dovere di fare la guardia al vostro gruppo e a non dover più guidare lui le relazioni sociali fra di voi.

CLIENTE: Bene, lo faremo tutti molto volentieri in famiglia: ho già parlato ai miei genitori e a mio fratello.

DOTT. FRANCHI: È molto importante infatti essere concordi nell’applicare le variazioni che suggerisco in modo da non lasciare spazi di manovra al cane. Non date retta all’abbaiare del canino, non dategli importanza e tantomeno non tentate, inutilmente, di placare il suo comportamento quietandolo con paroline dolci proprio mentre abbaia: è controindicato e controproducente!
Occupate gli spazi in casa con la vostra persona e la vostra presenza e relazionatevi con determinazione nelle relazioni con il cane, dato che, per ora con l’ausilio farmacologico, ha cessato di attaccarvi. Ma badate: il farmaco sarà somministrato a scalare, non appena riterrò opportuno farlo in relazione ai progressi da voi compiuti.

Vedo la ragazza con il suo cane ancora per due tre sedute a distanza ai un paio di mesi: è molto soddisfatta e, come auspicavo, ora Thor se ne sta buono presso la sedia lasciandoci colloquiare liberamente. Senza dover urlare.
Altri passi vengono consigliati e compiuti, per un periodo di sei mesi.
Il caso è risolto e la famiglia convive serenamente con il piccolo cannibale.
Mi premuro di dire che il loro comportamento con il cane non dovrà avere cedimenti, pena il possibile ripresentarsi del comportamento inappropriato che li ha condotti nel mio ambulatorio.


Dottor Alberto Franchi medico veterinario a Verona
Ambulatorio Veterinario Borgo Venezia - Via Felice Casorati 19 - Verona 
Ambulatorio Veterinario Borgo Trento - Via Vittorio Locchi 32/a - Verona
Telefono 347 9729098
E-mail vetverona@gmail.com
www.veterinarioaverona.it
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