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Intervista a Gaetano Falcone, allevatore di Pastori Tedeschi riconosciuto dall'Enci

Lo staff di JustDog.it ha intervistato il Sig. Falcone, titolare dell’affisso ‘Di Casa Falcone’, che da anni si dedica con passione alla selezione del cane da Pastore Tedesco

di Sara

Abbiamo intervistato il Sig. Gaetano Falcone, titolare dell’affisso ‘Di Casa Falcone’ che, insieme a suo figlio Michele e alla moglie Rosanna, da anni con passione, si dedica alla selezione del cane da Pastore Tedesco.
L’allevamento si trova immerso nel verde del piccolo paesino di Alvignano in provincia di Caserta, in una zona collinare e panoramica da cui si gode di una vista stupenda.
L'interesse nei confronti della razza nasce 10 anni fa: la prima cucciolata nel 2005, poi la collaborazione con diversi allevamenti; fino all’anno 2012, in cui ottengono il riconoscimento ufficiale dell’Enci.
Partecipano a mostre cinofile, dove i soggetti provenienti dal loro allevamento si distinguono ottenendo vari riconoscimenti e vincendo diversi titoli.
Il più importante di questi arriva nel settembre del 2011 nel campionato italiano, dove “Rademberg”, la cui storia è ampiamente raccontata sul sito ufficiale dell’allevamento ‘Di Casa Falcone’ , consegue il 3° Eccellente nella classe Lavoro Maschi.


Intervista allevatore

1. Per essere un buon allevatore di Pastore Tedesco cosa bisogna fare?  

Premesso che è opportuno fare una distinzione tra “allevatori” e “commercianti”, diciamo subito che un buon allevatore sa che la sua vita è in funzione dei suoi cani, a cui dedicherà gran parte della sua giornata gestendone i bisogni e le attività quotidiane.
Ogni cucciolo dell'allevamento di Casa Falcone è un piccolo tesoro. Li curiamo fin da piccoli nell'alimentazione ottimale, nell’imprinting, nella crescita, li monitoriamo 24 ore su 24. 
Fin dalle casse parto li abituiamo alla socializzazione, grazie ad impianti stereo che riproducono suoni e rumori.
Ma un buon allevatore è soprattutto attento alla scelta dei soggetti riproduttivi, che devono possedere caratteristiche morfologiche e caratteriali specifiche della razza. Per questo motivo, vengono rigorosamente studiate le linee genetiche dei riproduttori, che devono essere esenti da displasie dell’anca e del gomito, frequenti in molte razze e anche nel Pastore Tedesco. Questa linea di condotta ha fatto sì che negli ultimi due anni di allevamento i nostri cuccioli siano, nella quasi totalità, esenti da queste patologie, come dimostrato dalla recente statistica effettuata e che a breve pubblicheremo. Un risultato evidentemente non trascurabile.

2. Notiamo una grande attenzione che rivolgete ai vostri clienti. Come riuscite a seguirli tutti?
Seguire la maggior parte dei soggetti ceduti è il nostro punto di forza. I nostri clienti diventano parte della nostra famiglia. Con loro rimaniamo in contatto, li invitiamo a incontri periodici, creiamo un ambiente relazionale che coinvolga innanzitutto le persone e quindi anche i nostri cuccioli. Crescendo, continuiamo a seguirli, li invitiamo a partecipare a mostre e competizioni, seguiamo la loro trasformazione in soggetti adulti, anche per verificare il risultato dei nostri sforzi.
3. Lei è un allevatore molto in gamba, quali obiettivi conta di raggiungere?
L’obiettivo principale per un allevatore è sicuramente la selezione e il miglioramento della razza, ognuno esprime il significato di queste parole in maniera molto soggettiva nell’ambito del proprio lavoro d’allevamento.
Nella mia testa esiste una tipologia di Pastore Tedesco alla quale aspiro e pezzo per pezzo, accoppiamento dopo accoppiamento, tento di costruire il soggetto che soddisfa il mio gusto personale, chiaramente nel rispetto dello standard di razza. Certo sarebbe bello, dopo anni di allevamento, passione e fatica, poter lasciare un segno personale nella storia di questa razza. Obiettivo ambizioso, ma non impossibile, per il nostro allevamento.

4. Quale è stata la più grossa soddisfazione che ha mai avuto durante la sua attività di allevatore?
Certamente quella ottenuta con il nostro “Rademberg”, nel 2011. Un cucciolo allevato e addestrato personalmente da mio figlio Michele, che con grande tenacia e dedizione ne ha curato la preparazione atletica ottenendo V3 nel campionato Italiano d’allevamento. A questo evento è seguita una grande carriera agonistica e una serie di meritate soddisfazioni.

5. C'è qualcuno che collabora con lei nella gestione dei soggetti, non precisamente nella gestione logistica?

L'ideale per un allevatore è quello di contornarsi di tante persone che condividano, con competenze diverse e specifiche, la stessa passione.
Con noi c'è Lello Donnarumma, che riveste la figura di educatore/addestratore.
Il suo compito comincia proprio quando ha luogo l'incontro con i proprietari dei cuccioli presi in allevamento, fornendo nozioni di cinofilia, di educazione, di addestramento. La sua dialettica è semplice, trasmette da subito il concetto che la comunicazione è il tramite più immediato per ottenere risultati e che attenzione/comunicazione sono in pratica la base per il benessere del binomio cane/proprietario.
Personalmente sono contento della collaborazione offerta da questo appassionato, soprattutto quando vedo che i suoi consigli vengono seguiti e che è sempre professionalmente pronto a rispondere alla marea di domande che gli rivolgono.
Allevamento Pastore Tedesco

6. A che età dovrebbe iniziare l'educazione del Pastore Tedesco?
Interpretando il pensiero del nostro educatore/addestratore (Lello Donnarumma), secondo il quale un cane educato è un cane felice, un cane che sa comportarsi in ogni evenienza è un cane accettato in tutti gli ambienti. Egli sostiene che il periodo propizio sia quello che va dal quarto mese di vita del cucciolo ed è condivisibile, perché il cucciolo ha terminato la serie vaccinale, ha avuto l'imprinting e continua con la socializzazione intra/interspecifica.
Nel periodo immediatamente precedente, invece, bisogna esclusivamente giocarci e creare il giusto rapporto.
Bisognerebbe fare cultura cinofila in maniera seria e radicale. Far comprendere che non bisogna attendere che si manifestino dei problemi, prima di ricorrere ad un educatore/addestratore.

7. A chi è indicato un cucciolo di pastore tedesco (famiglie con bambini, anziani, single, persone dinamiche, persone pigre, ecc...)?
Mi verrebbe istintivo rispondere: a tutti! Il Pastore Tedesco è un cane eclettico; soprattutto (come nel nostro caso) se proviene da una attenta selezione.
Per questo motivo, il Pastore Tedesco sa fare tesoro delle esperienze fatte, degli insegnamenti ricevuti e dall'amore che riconosce in seno ai suoi riferimenti umani.
Già con questa considerazione, possiamo affermare che un cucciolo di Pastore Tedesco è adatto a qualsiasi nucleo familiare, per qualsiasi esigenza.
È un essere sociale e si adatta con estrema facilità al menage familiare (anche se il nucleo familiare è costituito da una sola persona).
Ovviamente, va posta particolare attenzione alla richiesta volta da chi intende prendere un esemplare. Ad esempio, non affiderei mai un cucciolo di Pastore Tedesco proveniente da genitori dalle “linee spinte” ad una persona che intende averlo come compagnia per bambini, a persone anziane o, comunque ad individui che non potrebbero ben gestirlo.
Quel cucciolo, da adulto sarà un “lavorista”. Questa tipologia ha bisogno di un costante impegno mentale e fisico, la cui educazione sarebbe opportuno cominciare già dal terzo mese di vita (con le dovute precauzioni). Sarebbe un peccato affidarlo a chi non gli potrebbe promettere una corretta gestione.
Ritornando al carattere generale del Pastore Tedesco ed alla sua ecletticità, è compito dell’allevatore consigliare - in una cucciolata - la scelta di un soggetto a seconda della richiesta ricevuta dal potenziale cliente. A meno che il cliente non sia un esperto.
In ogni caso, comunque, bisognerebbe garantire al cane la sua naturale espressione e non lasciarlo pascere pigramente!

8. È vero che una persona dovrebbe scegliere il cucciolo prendendo quello che si avvicina per primo? O esistono altre dinamiche per effettuare una scelta consapevole?
Questa domanda mi fa sorridere, per svariati motivi. Ritornando serio, consiglio di affidarsi alla professionalità ed alla competenza dell’allevatore nella scelta del cucciolo da affidare.
L’allevatore deve considerare, eventualmente, la volontà da parte del cliente, di far seguire una carriera agonistica o di utilità al cane in questione. C’è bisogno in pratica, che il cliente sia il più chiaro e schietto possibile.
Purtuttavia, esistono dei sistemi più o meno empirici. Fra quelli più scientifici, c’è il Test di Campbell. Mi sembra finanche ovvio che tale test debba essere effettuato da una persona esperta, che sappia cogliere i segnali e gli atteggiamenti assunti dal cucciolo durante lo stesso test. Esso va effettuato una ed una sola volta, pena la non attendibilità delle prove successive, quando il cucciolo è di età compresa fra le sei e le otto settimane di vita.
Ci vorrebbe una giornata intera solo per parlarne ma, in sintesi, con il primo Test di Campbell si valutano l’attrazione sociale, l’attitudine a seguire, i vari tipi di “dominanza” (da quella sociale a quella da sollevamento) e non ultimo la risposta alla “costrizione”.
Faccio un esempio pratico: se un cliente mi chiede un cucciolo da destinare alla Protezione Civile (ricerca di disperso in superficie o su macerie, o su valanghe), sapendo che per raggiungere determinati scenari devo spostare il cane sollevandolo, calandolo con degli imbraghi etc.., ed il Test di Campbell mi ha rivelato che c’è una negatività sulla dominanza da sollevamento, il mio compito è di sconsigliare quel cucciolo a quel proprietario, sebbene una buona educazione ed un buon addestramento possono aiutare molto.
Un altro esempio pratico: il cliente è attratto da un cucciolo che manifesta caratteristiche opposte a quelle richieste... Vuole quello e nulla lo farà desistere dal portarselo. Duro compito quello dell’allevatore!
In conclusione, meglio affidarsi al parere dell’allevatore, affinché la vita futura ed il rapporto cane/famiglia siano ottimali e fare capire che occuparsi del proprio cane deve essere sempre un piacere e non un peso, non deve essere il capriccio del momento.

9. Quali sono gli errori più comuni dei novelli padroni?
Come dicevo prima, l’acquisto di un cucciolo è una scelta consapevole e non l’abbandono ad un capriccio, magari dettato da delusioni subite, da solitudine o quant’altro.
L’ingresso di un cucciolo in seno alla famiglia deve metterlo da subito “alla pari”, nel senso che il cucciolo da quel momento in poi è parte integrante della famiglia. Fermo restando che spesso si combatte contro la cosiddetta “antropomorfizzazione”, la quale è un grosso danno sia per l’animale sia per l’uomo.
Ci vuole il giusto equilibrio, ed in tal modo, il cane avrà una guida decisa e sicura nel proprio riferimento umano.
In pratica: amate (ma non viziate) il vostro cucciolo e non dimenticate che è un cane.
L’errore più comune che riscontro, in questo contesto, è la mancanza di informazione, quasi una totale ignoranza - in senso benevolo - pensando che tantissimi (la maggior parte) dei novelli padroni non considerano da subito di far seguire un percorso educativo al cucciolo, che gli consentirà una serena armonia.
Il discorso non verte solo sull’educazione da impartire al cucciolo, giacché riscontro altrettanta “ignoranza” anche per ciò che attiene allo stato di salute del cucciolo. Anche in questo caso, il mio consiglio è quello di fare sempre riferimento all’allevatore, ma anche di farsi seguire da un bravo veterinario.


Lei è stato molto gentile, la ringraziamo per averci concesso questa interessante intervista e le auguriamo buon lavoro.
Invitiamo tutti i lettori a visionare i soggetti dell'allevamento sul sito www.dicasafalcone.com


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